UGO e Novartis migliorano il percorso di cura del paziente oftalmologico

apr 23. 2021

Con l’emergenza COVID-19, i pazienti hanno ridotto l’accesso alle strutture ospedaliere e agli studi medici. Ciò conseguentemente ha portato a una diminuzione del monitoraggio delle proprie condizioni di aderenza terapeutica, alle terapie e a eventuali percorsi di riabilitazione. 

L’importanza della terapia

Un paziente non è aderente alla terapia quando adotta una serie di comportamenti nel percorso di cura che possono comportare un scarso risultato in termini di guarigione.

Una adesione terapeutica insoddisfacente può concretarsi anche nel mancato rispetto delle visite di controllo o nella mancata esecuzione degli esami necessari per monitorare l’andamento della malattia.

Per le persone che convivono con patologie della retina, l’aderenza alla terapia è una sfida importante. La vista è un bene prezioso e va tenuta sempre d’occhio. L’osservanza e l’aderenza ai consigli e alle prescrizioni mediche è un elemento essenziale che perde di efficacia se non viene effettuata con puntualità e precisione.

Le condizioni necessarie affinché ogni paziente possa ‘’aderire’’ alla terapia sono varie. Innanzitutto deve essere informato nei minimi dettagli sulla patologia e la relativa cura a cui dovrà sottoporsi per un determinato periodo.

Importantissime, inoltre, sono la percezione della malattia e la fiducia nella terapia.

L’impegno di UGO e Novartis

E’ la qualità della vita del paziente il punto in cui bisogna intervenire, migliorando considerevolmente l’approccio alla malattia. Un approccio che Novartis ha da sempre come obiettivo e che si concretizza in azioni innovative che coniugano la ricerca scientifica a soluzioni in grado di diminuire il peso della terapia, favorendo quindi una maggiore aderenza terapeutica.

La collaborazione tra UGO e Novartis, nata a luglio 2020, consente ai pazienti con patologie della retina la possibilità di proseguire i percorsi terapeutici con regolarità e senza ostacoli.

Per riuscire a conciliare la necessità di recarsi alle visite di routine di persona e quella di difendersi da un eventuale contagio, UGO con la propria rete di caregiver professionali si è adoperata in questo intento conferendo alla persona l’autonomia necessaria per sentirsi indipendente proprio come farebbe quel familiare capace di renderti speciale.

La presenza di una figura di riferimento incide in modo sostanziale sull’aderenza al percorso di terapia. Un operatore che fornisce informazioni, ricorda loro le visite da effettuare e prenota i controlli, fa sì che la persona si senta seguita e non abbandonata nella gestione della propria patologia.

Gli operatori UGO forniscono non solo l’accompagnamento, ma l’assistenza necessaria per accedere correttamente alle visite; aiutano a gestire gli orari e le regole del reparto, orientarsi nella struttura, per affrontare con regolarità e senza ostacoli il percorso di cura.

''Mi sono sempre sentita sicura e tranquilla essendo sempre stata assistita da persone qualificate sempre attente nel prendersi cura di tutte le pratiche o nella risoluzione di problemi.''

Comunicazione ed empatia

Sapere comunicare in modo efficace significa avere pazienti non solo più soddisfatti ma, soprattutto, più disponibili a seguire le indicazioni terapeutiche. 

''Esperienza ottima, l'operatore è sempre stato puntuale, professionale e molto umano. Mi sono sentita accudita come se fossi stata accompagnata da un mio caro.''

La comunicazione tra UGO ed il paziente ha alla base l'ascolto attivo, l’interesse autentico verso la persona, la volontà di comprendere quello che il paziente dice e anche quello che non dice, le sue preoccupazioni, il suo vissuto, per costruire una relazione di fiducia, e da lì partire per condividere un percorso nel modo più funzionale possibile con un obiettivo comune: la salute e il benessere del paziente.

In questa relazione, il caregiver professionale diventa una risorsa in quanto maggior esperto dei bisogni della persona e degli impatti psicologici, emotivi e sociali della malattia che il paziente si trova a vivere in quel momento.

Questo modo di affrontare la terapia fa riflettere sull’importanza di tutelare e valorizzare il percorso di cura, indispensabile per il benessere del paziente e per farlo sentire al sicuro.

''Mi sono sentito protetto.''

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